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Dibattito sul Sistema Sanitario Europeo - 1992 - ADRIANA CECI
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CECI

La questione che voglio porre è questa: Anch'io ho apprezzato molto il tono dell'intervento del prof. Levin, che però non fa altro che confermare una cosa che già stamattina ci siamo detti, cioè che esiste una specificità del modo di guardare alla salute in Europa che poi ha quelle conseguenze. Ora però ci troviamo di fronte ad un altro problema, il problema di salvare quelle specificità europee, perché invece dall'intervento del Prof. DeBakey noi abbiamo la conferma di come ci possono essere deviazioni non desiderate che intervengono man mano che trasformiamo il nostro modo di fare salute. Vengo alla domanda. A me pare che siano stati più posti dei problemi, che non date delle soluzioni e questo probabilmente è ovvio, non abbiamo delle soluzioni ancora da dare. E' stato posto il problema che esiste tra le questioni a cui dobbiamo dare una risposta nel pensare a un modo nuovo di organizzare la salute, l'etica che distinguerei in etica medica e bioetica perché sono due cose diverse. Allora la domanda è: "A partire dai condizionamenti che oggi ci sono e che sono gli unici visibili, quando il Prof. De Rita dice "chi sceglie?", ecco, una sola cosa possiamo dire: chi non sceglie, certamente non sceglie il cittadino, non sceglie l'utente. Ci sono alcune scelte che avvengono per effetto del mercato, giustissimo, o per effetto delle scelte di governo, vedi per esempio le riduzioni sui pazienti che hanno una certa età e che non possono più accedere a un certo tipo di vita. Quindi inevitabilmente i sistemi in corso portano a delle scelte. Su questo voglio aggiungere un dato, che mi sembra molto importante. Ho detto stamattina che il Consiglio Sanità della Comunità Europea, inteso come Consiglio dei Ministri della Sanità, non agisce molto, non ha molte competenze, ma una cosa l'ha fatta. In una sua ultima o penultima riunione a Lussemburgo il Consiglio Sanità si è interrogato sulle scelte, cioè ha fatto una scaletta di priorità, che significa affrontare esattamente il problema di cui parlavamo stasera. Conclusione, domanda a tutti e tre i relatori: "Quale priorità deve avere il problema etico nel fare le nostre scelte?" Perché a me pare che questo sia il primo punto, cioè darci degli obiettivi e allora domando: "Rispetto a tutto il resto, la compatibilità economica, eccetera eccetera, quale priorità ha il problema etico?"

DEBAKEY

E' una domanda molto importante quella che Lei mi rivolge, una domanda che purtroppo la professione medica, i medici affrontano in maniera un po' parziale perché la questione del ruolo dell'etica, della priorità per l'etica è un ruolo che la società in ultima analisi deve determinare. La società nel suo complesso, la professione medica, i medici, gli esperti medici dovrebbero senz'altro avere la possibilità di fornire consulenza in questo senso, di fornire ai membri della società un consiglio su come definire delle priorità. Si prenda ad esempio la priorità indicata negli anziani. Il problema degli anziani, come affrontarlo. Ci dovrebbe essere una distinzione sulla base dell'età? Beh, io credo che sia la società alla fin fine a dover decidere personalmente perché in tutte queste decisioni ci sono degli aspetti finanziari: il denaro riemerge. Quindi la società attraverso il governo forse dovrà prendere delle decisioni. Noi nel nostro paese attualmente abbiamo un grosso problema etico con il Medicare che è questa mutua praticamente per i poveri o per le fasce a reddito più basso. Gli amministratori del Medicare hanno deciso di fornire soltanto il 75% del costo, di pagare solo il 75% dei costi per i pazienti più anziani, oltre i 65 anni d'età. E questo ha aumentato l'onere sugli anziani, ovviamente. Gli ospedali devono in un qualche modo ridistribuire questi costi aggiuntivi che si trovano a dover sopportare. Questa, secondo me, è una decisione non etica. La Sua domanda è molto buona, ma è una domanda complessa, però, che forse richiede maggiore educazione per il pubblico perché in ultima analisi, è il pubblico, è la società a scegliere. Quindi ci deve essere una maggiore consapevolezza, sensibilizzazione del pubblico su come utilizzare i fondi, visto che di fondi si parla. Bisogna educare il pubblico, bisogna fornire consigli, suggerimenti al pubblico su questo tipo di problemi.

GUILBERT

Quando ho sentito la domanda ho reagito direttamente e immediatamente sia come cittadino che come educatore, e come cittadino mi sono detto: "Che cosa significa la precedenza, la priorità data all'etica?". E' questo che ho capito, però potrebbe essere interpretata diversamente. Però così come l'ho capita come cittadino, direi che ogni volta che una decisione viene presa bisogna tenere in conto l'aspetto etico, poi come medico, mi è sempre stato detto che dovevo comportarmi in un modo che corrispondesse all'etica, che rispettasse l'etica, e in quanto formatore invece se non si mettono gli studenti nel corso del loro cursus di formazione in una situazione che li avvicini alle persone che utilizzino il loro servizio, cioè bisogna tirarli fuori da questo settore e metterli in seno alla comunità che serviranno, sarebbe grave. Il problema etico può discutersi soltanto sulla base di un consenso democratico in cui tutti sono coinvolti. Non si tratta di sapere se sia etico o meno, il problema è quello di sapere se c'è un metodo per approcciare il problema, cioè bisogna sapere qual'è il minimo da fare perché qualcosa non sia non-etico, o anti-etico. Il problema si è posto a Ginevra nel quadro di una riforma medica in cui si era proposto un corso sperimentale parallelo per un gruppetto di studenti, per insegnargli a vedere come si potessero fare dei cambiamenti innovativi in un programma di formazione. I conservatori che erano contro questa riforma hanno detto: non è etico, non è etico e quindi ci si chiedeva, perché non è etico? Perché forse è il programma che ritengono negativo perché non si vuole che uno studente sia sottoposto a un programma negativo. Questo non era sufficiente perché dicevano, appunto, gli studenti non approfitteranno di questa formazione, quindi il problema non era quello di sapere se la questione era etica o meno, si trattava di sapere quali erano le precauzioni che un comitato doveva prendere perché non ci sia contraddizione con la nostra etica sociale che è la più diffusa.

The Verona Initiative

Organizzazione Mondiale della Sanità sulla Promozione della Salute

Trieste Action for Health Technology Assessment

Organizzazione Mondiale della Sanità per la standardizzazione europea delle tecnologie biomediche