| VIVENZA
Sono Vivenza, sono un medico cardiochirurgo a Verona. Forse sono un attimo eccessivo ma ho seguito l'intervento del Prof. DeBakey attraverso la traduzione simultanea. Nella traduzione simultanea è più volte accaduto che è stato detto che il paziente con il cervello morto dura per più di un anno o gi di lì. Probabilmente lì bisogna separare...
LEVI
E' stato citato un caso in particolare, di un paziente morto da un punto di vista cerebrale da più di un anno. Era un caso particolare.
VIVENZA
In questo caso particolare direi che se il cervello è morto, solitamente, almeno per quanto sono a conoscenza, muore anche tutto l'individuo nel giro di qualche giorno. Può esserci invece il caso di un coma prolungato oppure di uno stato vegetativo persistente che può avere tutt'altro encefalogramma, addirittura anche buono, ma rimanere senza contatto con l'esterno e quindi in coma e questo durare anche per anni. Questo volevo fare come precisazione. E se posso permettermi, avendo preso forza da questa cosa, volevo fare anche una domanda di questo genere al prof. De Rita, nel senso che è vero che il medico ultimamente è un attimo preoccupato, ma non preoccupato per tutto il discorso legato al pubblico o privato. direi che la cosa che più ci preoccupa è che in questo momento vengono immediatamente tolti molti interventi che prima venivano fatti nelle nostre realtà, quali interventi per gli anziani, interventi per i tossicodipendenti. Siccome non ci sono i soldi, questi sono stati immediatamente tolti. Allora io vorrei capire una cosa, se anche noi in Italia stiamo entrando laddove già sono entrati molti medici di altri paesi, laddove cioè è stato già stabilito che la libertà della clinica è morta, per cui mentre io fino adesso insieme ai miei colleghi sono stato sempre orgoglioso di essere in Italia e di aver potuto trattare anche delle persone anziane per degli ematomi e poterli recuperare indipendentemente dall'età, adesso questo probabilmente mi si potrà chiedere di non farlo più. Grazie.
DE RITA
Io ho cercato di far capire che il vero problema di questo momento è chi gerarchizza i bisogni. Chi vede nei bisogni il bisogno vero rispetto ai desideri, attese, velleità di altro tipo. Questo problema che non è mai stato affrontato, chi gerarchizza i bisogni, chi dice questo va bene e questo va male, questo si deve fare e questo non si deve fare, le terme si danno o le terme non si danno. Se non c'è un meccanismo interno avrebbe detto Levin, alla società, alla comunità, alla famiglia, al singolo individuo, se cioè non funziona la fisiologia di un sistema di decisione, di gerarchizzazione, allora arriva la patologia che la gerarchizzazione dei bisogni avviene o in una legge votata in una notte, non si sa bene per quale ragione, o in una circolare ministeriale, o per ragioni puramente finanziarie, si taglia dove si può e non dove si deve E' un vecchio adagio della finanza pubblica italiana, e quindi la gerarchizzazione addirittura aumenta le tensioni sue ma probabilmente anche le tensioni dei pazienti o la paura generica di una società. Dove una società non riesce a gerarchizzare i suoi bisogni o arriva il mercato, che è un gerarchizzatore brutale, ma lo è, oppure arrivano altre gerarchizzazioni, sempre finte economico-finanziarie ma di tipo prescrittivo da parte del governo che sono altrettanto parziali del mercato. La mia sensazione, l'ho sempre detto, lo ripeto è che invece una società dovrebbe avere dal di dentro una capacità di gerarchizzare e decidere. Ad esempio, nel settore della sanità italiana non c'è mai stata un'autonoma capacità di definire procedure, capitolati, meccanismi, rating, che permettano di decidere. E allora poi ci si può anche lamentare che decidano altri, che decida il mercato o decida il governo entrambe su base economica, però la verità che non c'è stata finora nessun'altra cultura alternativa a questo.
GUILBERT
Il punto sollevato dal collega mi sembra che ce lo siamo posti tutti questo problema ormai da molto tempo. Sono problemi lancinanti, io avevo visitato ormai 20 anni fa presso la facoltà di medicina di Lagos una reparto di terapia intensiva che era stato appena creato e in questo reparto avevo trovato quattro pazienti intubati, curalizzati con tutta l'apparecchiatura più moderna che era stata proposta da questo paese e che c'era in giro. Si cercava di salvare questi quattro pazienti affetti da tetano. Ora c'erano due medici, 24 ore su 24 lì fermi con una spesa allora di 2 milioni, un budget veramente formidabile. Ho potuto pensare allora che questo ospedale si trovava in un quartiere della città dove praticamente si poteva vedere il tetano con gli occhi, lo si poteva toccare, si camminava nel tetano quasi. E mi dicevo con i soldi che si spendono qui si potrebbe salvare la vita di 25.000 bambini vaccinandoli. C'era una scelta a quel punto da fare, cosa fare sul momento? Chi decise mai di portate quell'apparecchiatura così costosa e quel reparto così bello in quel punto, in quel centro africano eccetera. Fu un gruppo di africani, medici formati a Londra, che videro a Londra il sistema per la prima volta e che tornarono dicendo. "Io voglio questo materiale per organizzare questo reparto, ebbene dato che esistono, compro". Non ci sono soluzioni a tali dilemmi, ci sono problemi umani, troppo profondi, troppo gravi da risolvere prima. Io capisco quindi che ogni volta sia lancinante per noi un simile problema e che ci poniamo questi interrogativi, però dobbiamo porcelo il problema. E' come quando io prima ho detto, se nascondiamo la verità agli studenti in medicina, se non permettiamo loro di ragionare anche in termini economici dicendo loro: "Quando decidete di fare questo, sappiate che costa x e y", dobbiamo dare anche a loro un'idea della borsa dei soldi, del portafoglio. E dobbiamo anche dire loro che non sempre si ha il portafoglio pieno, che non sempre si possono aumentare le spese mediche. Bisogna discutere anche di questo, bisogna discuterne con loro con gli studenti in medicina, il più presto possibile. E' un problema della società, perché&Mac226; ci sono coloro che prendono le decisioni, al posto di altri, ci si deve chiedere se costoro, i decision makers, hanno sempre la possibilità e il diritto di farlo, ma comunque così è e dobbiamo prendere le cose per come sono.
LEVI
C'è la parola filosofia anche, perché&Mac226; abbiamo finito con un problema quasi di filosofia, che è il problema della scelta, cosa che non è facile, che non ha una soluzione a priori. In realtà è molto difficile all'infuori forse dei Dieci Comandamenti. Che dicono comunque non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te e ama il prossimo tuo come te stesso. Di più non so. |