| ROBERTO SCORZA
Sono un chirurgo lombardo. Volevo chiedere alla tavola rotonda ma probabilmente, mi pare di aver capito per lo studio analitico che ha fatto il prof. Lancry questo quesito: "Se in un modello sanitario europeo utopistico o non, sia prevista e in quali limiti, nel rispetto delle singole posizioni legislative, la libera scelta del luogo di cura e del curante da parte del cittadino."
LANCRY
Lei mi chiede se bisogna prevederlo, cioè se bisogna prevedere una libertà di scelta, di accesso appunto? Ebbene io penso che ci si debba focalizzare sul malato, quindi sulla sua libertà di scelta, però non è indipendente, cioè questa libertà di accesso alle cure non è indipendente dall'organizzazione del sistema sanitario e dal canale della procedura.
Quindi il paziente che, come in Gran Bretagna, non può accedere al sistema di consulto in ospedale o presso lo specialista, cioè non può andare direttamente presso uno specialista in città, non deve considerare di avere un limite, una restrizione nel suo margine di azione, nel suo accesso alle cure perché il sistema è organizzato in modo tale da garantirgli una continuità delle cure quando ne abbia bisogno. Invece trovo che ci siano dei problemi in termini di libertà di accesso alle cure quando si parla di costi, di opportunità.
Cioè se si permette a tutti di fare qualsiasi cosa, si rischia di non servire gli interessi della collettività. Si serviranno gli interessi di alcuni, però se andate 20 - 30 volte dal medico perché il sistema ve lo permette in quanto è finanziato collettivamente, questo andrà a danno di altre risorse che possono affluire nel sistema sanitario.
Quindi la libertà di accesso è qualcosa che bisogna proteggere, difendere, però nell'ambito di una continuità delle cure. Spero di avere risposto alla sua domanda che effettivamente è molto complessa. |