| BARBACOVI
Il mio nome è Paolo Barbacovi, sono un medico e sono qui in rappresentanza dell'Ordine dei Medici della Provincia di Trento, non ne sono il presidente, sono un delegato del presidente, però parlo a titolo personale. Non voglio fare un intervento di tipo istituzionale, voglio intervenire perché credo che sia giusto che anche i medici parlino. Non è un riflesso di solidarietà di classe o di casta che mi porta ad approvare con molto entusiasmo quanto ho sentito dalla relatrice Onorevole Ceci, che non ho assolutamente il piacere di conoscere, ma, ripeto, mi ritrovo molto in quanto lei ha detto, soprattutto quando ha sottolineato con forza che l'Europa, i nostri sistemi, si differenziano da quello americano per un dato di fondo fondamentale che è storico, culturale, politico, non è questo il problema, ma che i nostri stati, le nostre realtà hanno assunto il diritto alla salute come diritto fondamentale e hanno dato allo stato questo compito primario.
Modificare questo necessiterebbe sicuramente modificare la Costituzione, modificare le regole fondanti della nostra società e del nostro vivere collettivo. Questo vorrei chiarirlo come risposta anche a determinate affermazioni eccessivamente economicistiche fra virgolette, mi si permetta questo termine. Io voglio solo non addentrarmi, perché non ho assolutamente il tempo materiale. Volevo sollevare soltanto un piccolo problema che mi preme in quanto operatore della sanità, in quanto medico, oltre che cittadino italiano e cittadino europeo in secondo luogo. Siamo proprio sicuri, come mi pare di avere capito che molte o alcune correnti di pensiero filosofico ed economico fanno e dicono, che inserire non solo elementi, ma trasformare i nostri sistemi sanitari con criteri liberistici, con grosse iniezioni di principi economici che regolano questi sistemi, sia il toccasana del problema grosso tra risorse che sono diventate limitate e invece esigenze e bisogni che crescono? Io non ne sono molto convinto, vorrei però sottolineare un problema che credo importante.
Il liberismo inserito nell'attività medica, che non è l'economia in senso lato, che non è l'attività di un grosso gruppo industriale o di una grossa compagnia di assicurazioni, ma nella nostra, dico nostra intendendo anche l'attività degli operatori, dei medici che in questo sistema lavorano, riesca o riuscirà a risolvere questo grosso problema, dilemma risorse-bisogni che sono sempre più in conflitto tra di loro. Io francamente ho delle grossissime perplessità. Trasformare l'uomo ammalato da oggetto del lavoro del medico, dell'impegno del medico, il fine del medico, risolvere i bisogni di quella persona che ha questo tipo di problema, anche in qualcosa di importante, in fonte del proprio reddito, o addirittura in fonte primaria del proprio reddito, io parlo per il medico, per l'operatore, cosa potrà comportare questo? Ridurrà i costi, migliorerà la qualità o non rischierà di trasformare il paziente in cliente, di far crescere come sta accadendo negli Stati Uniti d'America i costi reali della sanità fino a farli scoppiare e ridurre contemporaneamente la quantità di persone che potranno liberamente godere di questo diritto fondamentale? Ecco, io lo vivo come problema di uno che opera da medico nel sistema sanitario.
CECI
Più che una risposta, perché l'intervento è stato in parte richiamarsi a principi..... ma io ne approfitto per andare proprio sul punto che è più delicato, proprio per questo ci voglio andare, perché è bene essere chiari fino in fondo. Io colgo nella domanda un residuo di preoccupazione che è stato mio per tanti anni, penso che sia anche quello che un po' mi ha creato disagio di fronte a certe affermazioni stamattina dell'On. Andreatta. Lo divido in due questo residuo di preoccupazioni, due pezzettini piccolissimi. Il primo è: che paura dobbiamo avere di una presenza più forte, più massiva del mercato nel settore sanitario?
La risposta è lapidaria: l'esperienza dei paesi dell'Est in cui non c'è stato mercato dimostra che l'assenza di mercato di per sé non è un fattore di miglioramento dello stato di salute. Questa non è ancora una risposta compiuta, ma è un punto di riflessione importante, cioè io credo fermamente che dobbiamo rispettare, mantenere fermissimi questi punti che sono il punto dell'uguale diritto all'accesso ai sistemi di salute, che sono il punto del controllo di qualità della cura che si presta e dell'impedire che si faccia guadagno illecito, mettiamola così. Questo è il ruolo della garanzia che deve rimanere saldamente in mano a noi.
Secondo punto, brevissimo, è quello del medico. Che cosa fa il medico in tutto questo? Abbiamo il presidente dell'Ordine dei Medici qua, approfittiamone per dire: "Noi stiamo ragionando in termini vecchi, ancora vecchi, divisi tra quelli che vogliono il servizio pubblico e basta e quelli che vogliono la libera professione e basta. Ricominciamo a ragionare in termini moderni, laddove moderno vuol dire responsabilità, assunzione di responsabilità del medico e del cittadino utente e riscrittura del patto di solidarietà che ha fatto grande la medicina del nostro paese. Oggi non lo è più grande, e di qua dobbiamo ricominciare." |