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Dibattito sul Sistema Sanitario Europeo - 1992 - WILLIAM ANLYAN
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Signor Levi, signori e signore, voglio ringraziare la Fondazione e il dott. Bianchetti per l'invito che mi è stato rivolto di partecipare a questo interessante seminario. E' un privilegio per me essere qui, con un mio collega, un collega che conosco da tanto tempo, il dott. Michael DeBakey, i cui passi ho cercato di seguire, ed è anche un privilegio per me essere in grado di discutere, interagire con altri medici, con dei filosofi, con degli economisti e dei politici. Quando ho visto la lista ho detto: "In quale categoria mi posso considerare?". Forse sono stato abbastanza un buon dottore da diventare un rettore, sono stato un filosofo, perché ho accettato la vita per come è andata, se so qualcosa di economia è perché, per convivere con i professori, col senato accademico, bisogna essere un politico, altrimenti non si sopravvive per 27 anni. Detto questo, mi incentrerò sulla formazione e la ricerca scientifica. Le mie considerazioni si basano su molte visite in Europa dal 1959, si basano anche su pubblicazioni, comprese quelle dalla Fondazione che ci ospita, dalle pubblicazioni del convegno della National Academy of Sciences che si è tenuto nell'aprile del '92 e intitolato "Futuro e Politiche di ricerca nazionale nelle nazioni industrializzate". Soprattutto faccio riferimento alle relazioni eccellenti di Filippo Pandolfi e di Paolo Fasella del centro congiunto di ricerca della Commissione delle Comunità Europee.

Oltre a ciò, farò riferimento a una serie di eccellenti articoli che su questo argomento sono stati pubblicati in questi ultimi mesi nel British Medical Journal. Infine, ho potuto trarre vantaggio da una serie di conferenze e di conversazioni col Dott. Robert Schaffer dell'Ertztekammer Nordheim di Dòsseldorf e conversazioni anche col dott. John Lister che fino a poco tempo fa era un illustre rappresentante del Royal College of Physicians di Londra. La formazione medica nei 12 paesi membri della Comunità Europea è molto diversificata da svariati punti di vista. Va detto che di questi paesi alcuni sono grandi altri sono piccoli e altri sono molto sviluppati, mentre altri sono rimasti indietro nell'evoluzione della formazione medica. In alcuni casi questa formazione è controllata dal governo, come ad esempio in Francia, mentre in altri casi esistono degli istituti indipendenti o che invece rispondono direttamente alle autorità locali, come può accadere, ad esempio, nel Regno Unito e in Germania. L'unica eccezione in questo senso è rappresentata dal Lussemburgo, dove non esistono Facoltà di medicina. La gamma delle qualità della formazione medica è molto vasta, vale a dire, vi sono qualità estremamente diversificate all'interno della Comunità, ci sono scuole, facoltà che sono di qualità eccellente, comparabili con le scuole di &Mac226;lite, le facoltà di &Mac226;lite degli Stati Uniti. D'altro canto, invece, esistono in alcuni stati membri facoltà dove l'esposizione degli studenti all'esperienza clinica è pressoché&Mac226; nulla. La stessa diversificazione della qualità è evidente nelle 20 o più scuole di specializzazione, corsi di specializzazione esistenti nei vari paesi.

Per quanto riguarda l'ammissione alle facoltà di medicina, alcuni stati membri hanno un accesso libero, mentre negli altri ci sono diversi livelli di numero chiuso o di ammissioni limitate che possono basarsi o sulla qualità del candidato con esami eccetera, oppure su una valutazione del numero dei medici che sarà necessario nel futuro, in un futuro prevedibile. Inoltre, va detto che alcuni paesi membri della CEE esportano medici, altri li importano. Molti di questi problemi, di queste diversità, di queste discordanze, potranno essere appianate soltanto nel futuro con uno sforzo che duri molti anni. Ciò che però attualmente manca è un qualche ente di certificazione delle lauree concesse dalle facoltà di medicina in Europa, un ente che però debba avere una qualche autorità. Negli Stati Uniti prima dell'Abraham Flexner Report del 1910, avevamo lo stesso tipo di problema. Da allora però abbiamo un programma di certificazione, il cosiddetto Comitato di Collegamento sulla Formazione Medica, che è gestito congiuntamente dall'American Medical Association, cioè l'associazione medica americana e l'associazione delle facoltà di medicina americane.

Per quanto riguarda i corsi di specializzazione e di tirocinio, anche in questo caso abbiamo degli enti in Europa che dovrebbero occuparsi dell'accreditazione, certificazione del controllo di qualità. So che questi enti hanno il compito in qualche modo di armonizzare ogni corso di specializzazione all'interno della Comunità Economica Europea, comunque, per quanto mi _ stato detto, questi enti non godono di una particolare autorità o non hanno molto potere. E' particolarmente lodevole che i laureati in medicina che ottengano la laurea in un paese membro possano praticare in qualsiasi altro paese della Comunità. Ciò però non garantisce che poi uno riesca a trovare un posto di lavoro. In effetti, alcune settimane fa a Londra io ho sentito parlare di un medico greco, arrivato nel Regno Unito, che però non aveva un'esperienza clinica considerata sufficiente nel Regno Unito. Forse le riserve che spingono a non assumere alcuni laureati provenienti da certi paesi possono essere risolte quando nel futuro ci sarà una qualità più omogenea in termini di formazione medica e di specializzazione. Il mio suggerimento va molto in linea con le raccomandazioni del comitato consulente sulla formazione medica, comitato statunitense, raccomandazioni emesse nel '78, '82 e '85.

Di particolare preoccupazione è la disoccupazione dei medici nei vari paesi: abbiamo un 17% di disoccupazione in Italia, il 9% in Austria, l'8% in Germania, il 4,6% in Spagna. Una leggera compensazione nel lungo periodo potrebbe essere data dalla diminuzione della natalità e dal declino che si avverte nell'interesse verso la scienza e l'ingegneria. Tuttavia, io credo che la Comunità Europea abbia una grossa possibilità oggi di risolvere il problema della disoccupazione dei medici, che è quella di fornire manodopera medica ai paesi in via di sviluppo che non hanno medici, perché&Mac226; non tutti i paesi in via di sviluppo sono poveri. Alcuni di questi potrebbero utilizzare adeguatamente l'esperienza medica importata dalla Comunità Europea. Infine, per quanto riguarda la formazione permanente, tutti ormai sappiamo che l'emivita dell'informazione nel campo medico è di 5 anni. In altri termini, il 50% di ciò che oggi costituisce informazione utile fra 5 anni sarà obsoleto. Pertanto, c'è una forte necessità di programmi di formazione permanente che si susseguano in tutta la Comunità Economica Europea.

Le diversità culturali e linguistiche potrebbero essere un altro problema significativo a cui far fronte all'interno della CEE. Non credo che voi vogliate tornare indietro al latino come lingua comune. Forse un aspetto positivo è il fatto che molti europei riescano a dominare più di una lingua oltre alla lingua madre. Nel lungo periodo forse voi vorrete o deciderete di adottare una lingua comune, proprio come è stato fatto nel settore delle comunicazioni aeree laddove le comunicazioni fra i piloti e i controllori del traffico aereo si svolgono in una sola lingua, in tutto il mondo. Passiamo ora al futuro dei servizi di informazione e della ricerca. Voi avete una grossa possibilità che è quella di istituire delle controparti comunitarie di enti americani, come il National Institute of Health o la National Library of Medicine, che hanno una capacità di fornire informazione in rete a livello mondiale.

Un programma di ricerca comunitario, se ha i finanziamenti sufficienti, può dare avvio ad un'azione di sostegno di programmi di ricerca di base, programmi veramente efficaci che possano essere proposti da scienziati che collaborino fra loro e che provengano da diversi stati membri. Voi avete inoltre quella massa critica in termini di popolazione, per avviare degli studi clinici policentrici, testando nuove possibilità di assistenza sanitaria, nuove procedure, nuovi farmaci, dispositivi. Inoltre, avete anche il vantaggio di avere dei leader nel campo dell'assistenza sanitaria in termini industriali, delle industrie leader. In effetti, molte industrie statunitensi sono di proprietà europea e anche viceversa in effetti, e quindi qui c'è una possibilità di collaborare nella ricerca. Il cancro, le cardiopatie, gli ictus, sono le principali cause di decesso qui come anche da noi negli Stati Uniti, c'è bisogno di un riavvicinamento tra l'industria e gli istituti accademici per accelerare l'applicabilità della ricerca di base e renderla utile per i problemi clinici rimasti ancora irrisolti, oggi come oggi. Avete anche dei problemi comuni che hanno bisogno di un'impostazione unificata.

Il disastro di Chernobyl, ad esempio, fornisce una interessante opportunità da questo punto di vista, cioè il bisogno di avere una rete di scienziati che collaborino non solo nel settore della tossicologia e delle radiazioni, ma anche in fisica e ingegneria. Per quanto riguarda i servizi di informazione, il medico d'oggi ha bisogno di un servizio di informazioni, di supporto alla sua attività che duri 24 ore al giorno, per una varietà di argomenti. Il cardiologo clinico, ad esempio, che ha di fronte un paziente con angina cronica dovuta a coronaropatia occlusiva potrebbe trarre vantaggio da informazioni che derivano da altri pazienti che hanno la stessa patologia, o la stessa età o lo stesso sesso, durata della malattia, numero di vasi coinvolti, eccetera. I testi poi, i testi tendono ad essere obsoleti e spesso riguardano l'esperienza di un solo autore, pertanto negli Stati Uniti è stato avviato un programma da molti istituti di ricerca fin dalla metà degli anni '60, intitolato nel caso specifico "Unità di ricerca sull'infarto del miocardio". I vari centri che hanno partecipato a questo programma hanno messo assieme i loro dati, rendendo così possibile l'accessibilità di informazioni particolarmente importanti per tutti i medici.

Oltre a ciò, dovrebbe essere forse disponibile un'informazione clinica on line, un sistema di biblioteca che colleghi tutti i paesi della Comunità Europea e possa fornire via fax tutti i dati necessari. Anche un sistema video on line forse sarebbe molto utile. Credo che in 10-12 minuti di avere coperto molti aspetti. Voglio concludere con due osservazioni. In primo luogo vorrei dire quanto mi ha interessato una citazione del dott. Paolo Fasella del Centro di Ricerca Comune. L'ho sentita 2 mesi fa e ha detto che lavorare con la Commissione della Comunità Europea è come essere un uomo che non ha moglie, ciò non di meno ha 12 suocere. Bisogna essere molto virtuoso e allo stesso tempo molto attento. Infine, e questa è la mia conclusione, vorrei dire che ho avuto il grande privilegio, l'onore, quasi però per caso nel 1970 di trascorrere 25 minuti con Papa Paolo VI in privato nel suo studio. Entrambi parlavamo francese, quindi non avevamo avuto bisogno dell'interprete irlandese a nostra disposizione. Lui sapeva che mi ero recato in Polonia, Jugoslavia e Israele per conto della National Library of Medicine e avevo anche visitato il tempio Bahai ad Haifa e gli avevo detto: "Io non credo che il movimento ecumenico possa avere successo, non c'è modo di mettere insieme tutte queste religioni, tutte quelle che io ho visto, per raggiungere la pace mondiale.

D'altro canto, però, se si prendono tutti i medici, tutti i professionisti della salute, allora ritengo che ci saranno buone speranze per il futuro." In questa occasione il Papa disse che era d'accordo con me. Quindi non lasciamo la causa della pace nelle mani dei politici e dei teologi, troppe guerre sono state combattute e causate dai politici o causate e combattute da diverse fazioni religiose e tuttora ne abbiamo esempio, oggi come oggi. Per quanto ne so io, però, nessuna guerra per il momento è stata mai causata dagli operatori della sanità, se non le guerre combattute contro le più grosse patologie, come il vaiolo per esempio. Noi abbiamo una causa comune, dobbiamo apportare vantaggio all'umanità e gli operatori della salute in questo senso possono essere una forza trainante. Noi abbiamo ora un'opportunità di unificare l'Europa. Non possiamo permetterci di perdere questa opportunità, visto che è da tanto tempo che tutti la attendono.

The Verona Initiative

Organizzazione Mondiale della Sanità sulla Promozione della Salute

Trieste Action for Health Technology Assessment

Organizzazione Mondiale della Sanità per la standardizzazione europea delle tecnologie biomediche