CLICK sull'immagine di sinistra per tornare all'indice del sito
Castel Madruzzo (p.2/3)

Dopo un breve passaggio della proprietà alla famiglia Roccabruna (50 anni circa) furono i Signori di Nanno la seconda famiglia di Castel Madruzzo, i quali contribuirono enormemente ad arricchire la storia della Casata (1400 – 1690 circa) di cui peraltro conservarono gelosamente il nome, sostituendolo a quello che usavano allora.

Il primo ad assumere il titolo di Signore di Madruzzo fu Giangaudenzio, nato nel 1480.

Fu con lui che la seconda famiglia dei Madruzzo iniziò l’ascesa che l’avrebbe portata nel Cinquecento all’apice della sua fama e a lui si devono i lavori di restauro, di sopraelevazione e di ampliamento che trasformarono la severa fortezza di Madruzzo in elegante residenza principesca.

La sua fortuna si costruì all’ombra del principe vescovo di Trento, Bernardo Clesio, di cui fu economo e procuratore generale alla dieta di Worms alla presenza di Carlo V.

Giangaudenzio si mise in luce anche durante la repressione della rivolta contadina che, scoppiata nel 1524 a Stuhlingen nella Foresta Nera, si era poi estesa alla Renania, alla Franconia e alla Turingia e nel 1525 aveva raggiunto anche il Tirolo.

Come commissario per la difesa del principato di Trento il signore di Madruzzo contribuì infatti a spegnere la rivolta che aveva portato all’assedio della città e alla fuga dello stesso Clesio.

Fu inoltre uno dei protagonisti della battagli di Pavia, in cui le truppe di Carlo V sconfissero il re di Francia Francesco I, e ricevette, primo fra i trentini, il titolo di barone da Ferdinando I re dei Romani, di cui era consigliere.

Fu però con uno dei figli che Giangaudenzio ebbe da Eufemia di Sporenberg, Cristoforo, che la famiglia dei Madruzzo raggiunse il massimo della fama.

Tradizioni di splendido fasto distinsero il nuovo principato vescovile: ricchezze, relazioni, cariche politiche e militari influenzarono tutto il mondo di allora.

Iniziavano gli anni che videro come protagonisti della storia trentina i famosi quattro Madruzzo, i vescovi Cristoforo (1512 – 1578), Ludovico (1532 – 1600), Carlo Gaudenzio (1562 – 1629) e Carlo Emanuele (1599 – 1658).

La nuova residenza veniva così adoperata per accogliere i grandi personaggi che passando per Trento, facevano la Storia di quella tormentata Europa del tempo.

Fu lo scenario di alcune fasi del Concilio di Trento (1545 – 1565), uno scenario coronato da soggiorni con memorabili ricevimenti e con celebri banchetti, ad uno dei quali partecipò anche il Conte di luna, ambasciatore di Carlo V, imperatore del sacro Romano Impero (1500 – 15558).

Nato nel castello di Madruzzo il 5 luglio 1512, Cristoforo, appena ventiseienne, alla morte di Bernardo Clesio fu nominato Vescovo e principe di Trento. Tre anni dopo divenne amministratore del vescovado di Bressanone e nel 1543 fu creato cardinale da Papa Paolo III.

Uomo orgoglioso e di grandi ambizioni, Cristoforo fu quindi il primo della sua casata a detenere quella carica di principe vescovo che, tramandata con un’attenta politica paternalistica, rimarrà per oltre un secolo prerogativa della famiglia Madruzzo.

Di lui ci è giunto un ritratto contraddittorio: profondamente consapevole della propria dignità episcopale ma anche, come uomo del Rinascimento, della propria condizione principesca, volle emulare il suo predecessore nel seguire le tradizioni di magnificenza e grandezza della curia vescovile trentina. La sua vasta e raffinata cultura, e i suoi numerosi legami con il mondo letterario e artistico dell’Italia del tempo, gli permisero inoltre di circondarsi di un seguito che veniva considerato una delle più splendide corti cardinalizie del Cinquecento a Roma.

Fu anche un politico abile e accorto, fedele alla casa d’Austria per cui svolse numerosi delicati incarichi: nel 1540 si recò per Carlo V in Belgio e nel 1541 a Venezia; intervenne alla dieta di Augusta; fu nominato da Filippo II nel 1556 luogotenente e governatore di Milano, dopo la partenza del Duca d’Alba; nel 1561 divenne legato pontificio di Pio VI nelle Marche per essere riuscito ad appianare alcune vertenze tra gli Asburgo e la corte Farnese. Si mormorava con ironico disprezzo, che fosse mosso dall’unico desiderio di diventare Papa.

L’avvenimento più notevole del suo vescovado rimane comunque l’apertura nel 1545 a Trento del famoso Concilio, al quale il Madruzzo partecipò assai attivamente contrapponendosi spesso a quel cardinale del Monte, legato pontificio, che nel 1550 diverrà Papa con il nome di Giulio III.

Nel 1567 Cristoforo, non senza successivi pentimenti, rinunciò al principato in favore del nipote Ludovico e si ritirò a Roma. Morì nella villa d’Este a Tivoli il 5 luglio 1578.

Approfondimenti

Albero Genealogico della Famiglia Madruzzo

Castel Madruzzo in Internet

Segnalazione dei principali siti web dedicati a Castel Madruzzo

Castel Madruzzo nell'arte e nell'editoria

Segnalazione dei principali testi e delle opere d'arte su Castel Madruzzo

Il contesto storico in Internet

Segnalazione dei principali siti web dedicati al periodo storico