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Si chiamò signor di Madruzzo. Postosi a’ servigi di Bernardo Clesio vescovo e principe di trento, ne ebbe la carica di suo economo. Seguì alla dieta di Vormazia quel vescovo, il quale dovendo allontanarsi, ve lo lasciò suo procuratore generale per rappresentarlo. Difatti nel 1521, 16 aprile lo troviamo alla presenza di Carlo V presentare al collegio germanico una protesta contro i conti d'Arco, che ricusavano di ricevere da’ vescovi di trento le investiture de’ feudi di Ristoro e Spinedo. Deliberata dalla dieta la restituzione di Riva del lago di Garda alla chiesa di Trento, troviamo Giangaudenzio nel 1521, 16 ottobre intervenire al giuramento di fedeltà prestato dagli abitanti al Clesio. Nel documento non è indicato con cariche. Forse fu poco dopo, che diventò capitano del castello di Tenno. Scoppiava la guerra rustica nel 1525, che così si chiamo la guerra de’ contadini contro i preti e i nobili, che in que’ tempi erano i soli ricchi, prestò grandi servigi al Clesio suo principe. Avendo la guerra avuto origine nella Svevia, si era dilatata in Tirolo, e Trento fu assediata, per cui il Clesio aveva dovuto fuggire. Lutero infiammava gli animi de’ contadini, sperando coll’esterminio de’ nobili e de’ preti di abbattere anche i principi, col fine di stabilire la repubblica. Furono prese misure di sommo rigore, e così la ribellione fu spenta. Giangaudenzio fu uno de’ commissari per la difesa del principato di Trento, le di cui milizie erano sotto i comandi di lui. Nel 1525 Ferdinando re de’ romani gli conferì il titolo di barone, e fu il primo tra trentini a conseguire quest’onore. Diventò in seguito consigliere e gentiluomo di Ferdinando, che poi lo nominò maggiordomo di Massimiliano suo figlio. Giangaudenzio fu fatto ricco dal figlio Cristoforo diventato vescovo di Trento, cosicché poté riedificare Castel Nano feudo di sua casa, nonché il magnifico palazzo delle Albore presso Trento, palazzo che fu dai Madruzzo sempre adoperato per accogliervi i grandi personaggi, che passavano per Trento e che essi trattavano con grande magnificenza. Queste fabbriche non si vollero mai attribuire al figlio Cristoforo per evitare la mormorazione, che i denari del vescovado si impegnassero a vantaggio privato. Ma il più bel dono, che il figlio fece al padre fu quello de’ quattro vicariati della valle Lagarina detti Avio, Brentonico, Ala e Mori già terre de’ Castelbarco, a’ quali nelle passate guerre erano stati tolti a’ veneti, e che dal 1509 si possedevano dopo la guerra di Cambrai dagli imperatori. I conti di Castelbarco ne chiedevano la restituzione, ma il Clesio di essi più potente nel 1532 li ottenne per sé e successori col privilegio di poterne investire una famiglia purché privata alemanna, fra le quali si comprendevano le famiglie italiane del principato di Trento, che formava parte dell’impero germanico. Morto il Clesio, Giangaudenzio, non so per quale privata convenzione pagò 10 mila talleri alla famiglia Clesio, e nel 1540 fu investito dal figlio de’ quattro vicariati. Moglie Eufemia di Cristoforo Sporemberg signore di Villanders e Pradel.
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