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Nato in Trento nel 1532: Fu agli studi in Lovanio, poi in Parigi. A 18 anni nel 1550 gli fu conferito un canonicato nella chiesa di Trento, e nel 1551 la prepositura di S. Vito dElvangen. Il cardinale suo zio lo voleva suo successore nella chiesa di Trento, e tanto era potente, che il capitolo si adattò a dare lassenso, e il papa concedette, che giunto a 27 anni potesse essere consacrato vescovo. Queste dispense e questi favori davano luogo a molte mormorazioni: poco importa la mormorazione, purché si possa eseguire lasciando agli altri le ciarle. Ludovico fu vescovo coadiutore. Pio IV nel 1559 lo nominò Legato alla dieta d'Augusta, ove recitò lorazione funebre per Carlo V, che fu stampata nel 1566 in Francfort. Fu quindi ambasciatore dellImperatore Ferdinando I al re di Francia per rallegrarsi delle sue vittorie contro gli Ugonotti. Nel 1561, 26 febbraio Pio IV lo nominò cardinale, mentre dovendo a momenti riaprirsi il concilio di Treno, pe motivi delle guerre sospesero dal1552, 28 aprile, il papa voleva, che chi vi era vescovo si trovasse per quelloccasione in una condizione di onore e di considerazione, anzi non aspettò che il Madruzzo venisse a Roma a ricevere il cappello, ma deputò in Trento il cardinale di Mantova a presentarglielo. Finalmente il concilio fu riaperto nel 1562, 18 gennaio. Più volte vi perorò Ludovico, e prima di tutto è menzionato, quando parlò della concessione del calice ai tedeschi, essendo opinione presso di essi, che fosse necessaria per la salute dellanima. Nel 1563 si ridestò la spinosa questione , se la residenza dei vescovi fosse di ragione divina, o ecclesiastica. Nel primo caso, oltre di una maggiore venerazione verso Iddio, verano immensi vantaggi in favor della religione, fra quali limpossibilità di poter moltiplicar benefizi sopra un sol capo, ma siccome la politica era dapertutto, la corte di Roma per non arrischiar di esporsi a diserzioni, e per non ingolfarsi in un mare di guai, volle, che le si cedesse la destra, e si permettesse a vescovi in Germania, in Francia, in Spagna e in Polonia di recarsi alle assemblee, ove la legge dello stato li chiamava. Il Madruzzo col cardinal di Lorena erano incaricati di stendere il decreto con formule conciliatorie. Compilato dai due cardinali, applaudito dai Legati, fu respinto dai padri del concilio. Somma fu la sua irritazione, sembrandogli che anche la condizione de due porporati gli desse un diritto di vedersi acclamato. Il che era una sua illusione, mentre nelle pubbliche assemblee sono ben limitati i riguardi, che si hanno a personaggi pel loro grado. La quistione fu terminata con un prudente decreto, in cui furono le cause dellassenza di un vescovo dalla sua chiesa, limitate in angusti limiti. Entrò poi il Madruzzo nelle questioni intorno a matrimoni clandestini, e intorno agli accessi e regressi ai benefizi ecclesiastici, e intorno alle coadiutorie con futura successione. Non vi voleva riforma. E per verità, vi è sospetto, che vi fosse interesse privato, che lo spingesse, mentre vescovo dopo di esser stato coadiutore con futura successione, sembrava che fosse entrato in sua mente un lontano pensiero, di cui forse si può dar colpa a parenti, di veder in un nipote la chiesa di Trento. Ma anche qui la politica voleva la sua parte: si poteva sopprimere la coadiutoria del vescovado, ma non quella del principato, e perciò poteva nascere una separazione ne principati ecclesiastici della Germania dello spirituale dal temporale, il che era preparare altre questioni. Convenendo evitarle, si dovè dare ascolto al Madruzzo, e modificando lardore de padri del concilio, compilare formule di componimento, e affidare arbitrio al senno de papi. Finalmente il concilio si chiuse nel 1563. I principi se ne felicitarono, mentre la piega che prendeva la sacra assemblea, incuteva spavento. Il Madruzzo nel 1567 ebbe dal zio la cessione formale della chiesa di Trento , ma per verità fu lepoca di un avvenimento che per 9 anni da quella lo tenne lontano. Fino dal 1027 il principato di Trento appartenne ai vescovi, ma la contea del Tirolo data nel 1178 a dinastia principesca, era per eredità passata alla casa dAustria, ed ora apparteneva ad un ramo di arciduchi, che col titolo di conti del Tirolo, resideva in Innsbruck, Tra i vescovi di Trento e i conti del Tirolo non vi fu mai buona amicizia. Si suppone che il vescovo Egnone de conti di Eppan morto esule in Padova nel 1273 dopo di essere stato testimonio delle sciagure di Trento a tempi di Ecelino da Romano e del sacco dato nel 1265 da Mastino della Scala, avesse contratto obbligazioni con Mainardo conte del Tirolo, probabilmente perché del vescovado prendesse le difese, e che in quelloccasione facesse cessioni lesive allindipendenza e ai diritti di Trento. Forse tali cessioni non volle poi riconoscere il vescovo successore Enrico, che fu in continui guai con Mainardo. Simmischio in tali contese limperatore Rodolfo, e pare che nel 1279 fossero spente, ma a quali condizioni non ci è noto. Però sappiamo che quel vescovo morì lontano dalla sede nel 1289. Certamente, che Egnone ed Enrico avevano piegato alla forza, mentre un atto del 1296 ci fa noto, che limperatore Adolfo dichiarò nullo tutto ciò, che a danno della chiesa di Trento era stato fatto dai due vescovi. Nulladimeno i successivi conti del Tirolo fondarono sempre le loro pretese alla superiorità territoriale nel principato di Trento sulle cessioni dei due vescovi, e se i figli del conte Mainardo, non furono sì fieri contro i vescovi, come il genitore, non fu per rispetto agli ordini dellimperatore, bensì per lo spavento di una scomunica di un papa. A tempi del vescovo Giorgio di Lichtenstein tutto fu confusione per la ribellione di Rodolfo Bellenzona, che volendo fondare una repubblica in Trento, finì nel 1407 collessere decapitato, e in tale occasione Federico dAustria, vantando quale conte del Tirolo di essere il solo legittimo signor di Trento, se ne impadronì. Non fu ristabilito il vescovo nella sua sede che nel 1419 per opera dellimperatore Sigismondo. Finalmente i vescovi Giorgio di Hach morto nel 1465, e Giovanni Hiderbach morto nel 1486 stipularono le convenzioni dette le Compattate col conte del Tirolo Sigismondo dAustria; convenzioni che sottomettevano la volontà de vescovi nellintraprendere guerre, a quella de conti, a quali dovevano essere aperte tutte le castella del principato con facoltà a conti di nominarvi in alcune il castellano, e che obbligavano i sudditi del vescovo sotto pena di ribellione alla neutralità in caso di contestazioni. Tutti i vescovi da un secolo avevano firmato le Compattate. Anche il Madruzzo nel 1567 le riconobbe, ma scosso dai clamori del capitolo, che le dichiarò dannose al potere temporale del principato, le ritrattò, adducendo di essere stato costretto alla firma. Questa protesta mosse larciduca Ferdinando, chera più forte del vescovo ad impadronirsi di Trento, e il Madruzzo fuggì a Roma. Pio V e limperatore Massimiliano entrarono mediatori. Comparve nel 1571 la Notula di Spira, ma inutilmente, perché ognuno malcontento. Pronunziò finalmente nel 1576 la dieta dellimpero una sentenza, che dichiarò valide le Compatate, e sospeso il giudizio sulle cessioni de vescovi Egnone ed Enrico, e tutto ciò in considerazione particolarmente dellassistenza de conti del Tirolo a vescovi di Trento nelle passate guerre contro i duchi di Milano e i veneziani, per cui sembrava equo un compenso in prerogative e in diritti, che nelle mani de conti tendevano a difendere la chiesa di Trento, cosicché le Compattate benché onerose non erano affatto ingiuste. Il Madruzzo dunque, che era ritornato a Trento nel 1578, chinò il capo e le riconobbe. Pare impossibile, che un uomo, quale gli era di molta esperienza, cadesse in questo fatto, che per verità ebbe origine dalla fantasia vivace de canonici di Trento. Tre volte dopo di ciò fu Legato in Germania. Nel 1582 fu Legato in Augusta col fine di una lega in difesa della religione cattolica, dopo di ché tornò a Trento, ove nel 1583 pubblicò il Rituale Sacramentorum. Nel 1594 fu legato alla dieta di Ratisbona, e in quellanno pubblicò un sinodo già prima celebrato per introdurre le riforme prescritte dal concilio. Nel 1598, 18 agosto fu eletto vescovo di Sabina, e nel 1600, 2 febbraio di Frascati. Cardinale ormai da 40 anni, era intervenuto in sette conclavi, e avendo i sensi intimi della Spagna e dellimperatore intorno a soggetti da elevarsi al pontificato, servendosi con intemperanza dellautorità sua, fu talvolta chiamato tiranno, non moderatore. In altri tempi sarebbe stato cardinal ghibellino. Laonde quando nel 1590 la Spagna lo spingeva alla tiara, in Roma lo chiamavano un germanico, e nol vollero, dicendo che lItalia arrischiava dandare nuovamente in preda ai barbari. Tutto ciò era affar di partito, ma tutti gli tributavano stima per dottrina, modestia e pietà. Morì in Roma nel 1600, 20 aprile. Nella raccolta del Marcobruni stampata in Venezia nel 1595, si leggono due sue lettere.
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